Storia
La attuale Chiesa del Carmine è ciò che rimane di un antico convento di frati carmelitani, detti "rocchettini" per via della rocchetta che indossavano, appartenente alla badia delle isole Tremiti. Il culto e la venerazione per la Madonna del Carmine venne introdotto dai flussi migratori che dal sud dei Balcani, si spingevano alle coste pugliesi e del GARGANO. Notizie non confermate affermano che, un asceta macedone portò con sè, per sfuggire alle persecuzioni religiose turche, una sacra statua in legno raffigurante proprio la madonna del Carmine ed una volta in salvo costruì un modesto santuario proprio sul monte nei pressi di Vico del Gargano detto "Monte Carmelo", in una posizione intermedia tra oriente ed occidente. Da allora l'atteggiamento caritatevole dei frati unito agli eventi miracolosi e scientificamente inspiegabili hanno alimentato sempre più il culto, consentendo, grazie alle copiose offerte, dei devoti l'allargamento del convento e della chiesa stessa.

Nel 1780 non si contavano i possedimenti di proprietà dei frati carmelitani, e se non fosse stato per la famosa legge di Ferdinando IV, che sanciva il passaggio dei beni ecclesiastici nelle mani del demanio, il patrimonio della chiesa del Carmine sarebbe di vastissime proporzioni.

Ma non finisce qui con la legge di soppressione degli ordini religiosi promulgata da Napoleone nel 1810, venne messa paura da un ambiguo personaggio certo Forchet, funzionario borbonico che coadiuvava da un punto di vista burocratico i frati carmelitani, i quali subdolamente insidiati e minacciati si dispersero, lasciando ogni cosa, chiesa, convento e patrimonio nelle sue mani. La venerazione e gli eventi miracolosi si susseguivano amplificando su scala provinciale la rinomanza della Santissima Madonna del Carmine, specie con il miracolo del 1837, quando proprio nella data dei suoi festeggiamenti, il 16 Luglio, cessò inspiegabilmente il colera, che da lungo tempo falcidiava le popolazioni garganiche.
Intanto si preparavano tempi di orribile nefandezza: Forquet alienò l'oro che ornava nelle solennità la madonna, ma non è finita arrivò a vendere la statua stessa, quella in legno, a cui si è accennato e che non si ritrovò mai più. Per una modesta somma, affittò il convento e la chiesa ad una stolta famiglia di pastori di Carpino, che incurante di tutte le maledizioni dei devoti della madonna del Carmine, adibì il luogo sacro a stalla per animali. Cedette inoltre dopo varie vicissitudini la sacra struttura a DI LALLA Vincenzo, uomo profondamente religioso, il quale constatata l'impossibilità di far tornare i frati carmelitani, vendette a terzi una parte del plesso, una parte la riservò per sè ed un' altra la destinò nuovamente, dopo anni di sacrilegio, all'antica destinazione religiosa, ripristinando per la gioia di tutti i devoti, la mai sopita venerazione per la madonna del Carmine e fondando la Confraternita dei Carmelitani Scalzi senza autorizzazione canonica, fin dal 1865, salvo poi ottenere la stessa con grandi festeggiamenti nel 1902.