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RITI RELIGIOSI
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Introduzione a ogni Venerdì o Domenica di Quaresima

1°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA
Questa è una storia che inizia un giovedì nell’oscurità della notte sotto gli ulivi di un campo chiamato “Getsemani”, cioè «frantoio per live». La storia si sviluppa poi nei palazzi del potere religioso e politico ed approda alla pena capitale per un uomo chiamato Gesù che ha portato una croce sulle proprie spalle lungo una strada di Gerusalemme fino a un piccolo promontorio roccioso chiamato in aramaico Gòlgota e in
latino Calvario che significa “Cranio”. Storicamente il triste fatto è stato circoscritto a pochi Giudei, a una folla ben strumentalizzata e ad un giudice romano ambiguo. Gli indici puntati contro Gesù sono invece senza numero: sono quelli dell’intera umanità che, per il mistero del peccato, accusa l’innocente Gesù indicandolo come Re da burla, deriso, rifiutato e condannato.
La croce e il sepolcro non hanno però concluso la vicenda di quel martoriato nel crudele supplizio della flagellazione e della crocifissione destinate dai romani ai ribelli e agli schiavi. Gesù di Nàzaret ha svelato, infatti, un’altra sua natura: essere il Figlio di
Dio. L’ultimo sbocco della sua storia è la sua resurrezione e la sua gloria. La premessa degli appuntamenti quaresimali sarà una breve meditazione sulle tappe principali della “Via Crucis” con i Misteri dolorosi del Santo Rosario rappresentati dalle nostre statue.

Primo Mistero del Dolore.
L’agonia spirituale nel Getsemani e la cattura. 
Dai Vangeli Giunsero a un podere chiamato Getsemani e Gesù disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Cominciò a sentire paura e angoscia; prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».
Poi, andato un po' innanzi, cadde a terra e pregava: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».
Poi venne, li trovò addormentati e disse: «Dormite? Non siete riusciti a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione». Si allontanò e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò ancora addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! È venuta l'ora: il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

2°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA

Secondo Mistero del Dolore.
La flagellazione di Gesù alla colonna.
Da “Il poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta Gesù viene introdotto da quattro soldati nel cortile. In esso, al centro, un’alta colonna che a circa tre metri dal suolo ha un braccio di ferro sporgente lungo quasi un metro e terminante in un anello. Gesù viene fatto spogliare e resta unicamente con delle piccole braghe di lino e i sandali. Le mani legate ai polsi vengono alzate sino all’anello in modo che Gesù non poggia al suolo che la punta dei piedi.
Dietro si colloca uno dalla faccia di boia e davanti un altro dalla faccia uguale. Sono armati del flagello, fatti di sette strisce di cuoio legate ad un manico e terminanti in un martelletto di piombo. Ritmicamente si danno a colpire di modo che il tronco di Gesù è in una ruota di sferze e di flagelli.
Infieriscono specie sul torace e sull’addome ma non mancano i colpi dati alle gambe e alle braccia e fin sul capo perché non vi fosse brandello di pelle senza dolore.
Gesù se non fosse sostenuto dalla fune cadrebbe. Ma non cade e non geme. Solo la testa gli pende, dopo colpi e colpi ricevuti, come per svenimento. Anche i due boia sono sfiniti, si fermano, si asciugano il sudore e slegano Gesù che si accascia al suolo come morto. Lo lasciano là urtandolo ogni tanto con i piedi per vedere se si lamenta. Gesù soffre e tace.

3°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA

Terzo Mistero del Dolore.
La coronazione di spine.
Da “Il poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta 
Dopo la flagellazione, Gesù, con gli occhi ancora chiusi, sospira profondamente e fa per alzarsi puntando inutilmente i pugni al suolo. Un soldato, con l’asta della sua alabarda, mena una bastonata al viso e coglie Gesù fra lo zigomo destro e il naso che si mette a sanguinare.
Gesù apre gli occhi, li gira, fissa il soldato percuotitore, si asciuga il sangue con la mano e poi, con molto sforzo, si pone in piedi. Ridono tutti in cerchio intorno a Lui e, mentre oscenamente lo deridono, si riveste. Gesù si accoccola al sole: la febbre inizia a serpeggiare con brividi e debolezza. Un soldato corre fuori e torna con un fascio di rami di biancospino selvatico ancora flessibili ma ben duri nelle spine lunghe e acuminate. Piegano a cerchio i rami e li calcano sul povero capo: davanti è un triplice cordone spinoso e dietro, dove i rami si incrociano, è un vero nodo di spine che entrano nella nuca.
I soldati, inchinandosi e schernendolo, mettono poi un sudicio mantello di lana rossa sulle spalle di Gesù e fra le mani una canna che hanno usato per colpire il suo capo.

4°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA

Quarto Mistero del Dolore.
La salita di Gesù al Calvario.
Da “Il poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta
Longino, il Centurione romano incaricato di presiedere ll’esecuzione, dà l’ordine di marcia: una centuria si dispone in due file distanti circa tre metri l’una dall’altra ed il corteo esce nella piazza dove un’altra centuria ha formato un quadrato per respingere la folla.
Gesù procede ansando, ogni sasso e ogni buca della via sono un tranello per il suo piede vacillante, una tortura per le spalle piagate e per il suo capo coronato di spine.
I giudei non possono più colpirlo direttamente ma qualche sasso e qualche bastonata ancora arrivano. Il sudore e il sangue delle ferite rigano la faccia di Gesù e la polvere si appiccica al suo volto così bagnato. Gesù, congestionato dalla fatica, dalla febbre e dal caldo, insultato, deriso, offeso, accompagnato da oscene imprecazioni, cadendo e rialzandosi su una via nuda senza filo d’ombra e selciata a pietre sconnesse, affannosamente, sale al Calvario. Non appena i condannati sono sul palco fatale, i soldati circondano la piazzuola e i due ladroni gettano al suolo le loro croci bestemmiando.
Gesù tace. La via dolorosa è terminata.

5°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA

Quinto Mistero del Dolore.
La morte di Gesù in croce.
Da “Il poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta
Le urla, le maledizioni, le imprecazioni, gli insulti, gli scherzi, il riso e la derisione della folla accompagnano Gesù anche durante la denudazione e la crocifissione.
Questo ultimo atto è un momento atroce e svela tutta la tortura subita dal Cristo ma come l’agonia dell’Orto e la flagellazione non è la fine: è il principio a nuove sofferenze. La gente, cominciando dai sacerdoti, i membri del Tempio, scribi, farisei, sadducei, erodiani e simili, si procura lo spasso di fare come un carosello: sale da una strada, passa sulla piazzuola, davanti al Morente non manca di offrire parole blasfeme, turpitudine, crudeltà e odio di cui sono capaci gli uomini con la lingua e infine scende per l’altra via. Intanto, le sofferenze di Gesù crescono sempre più e la luce sempre più decresce.
Dopo tre ore di agonia, nell’oscurità totale, le parole al Padre, un grido potente, l’ansito rantoloso, l’ultimo spasimo, una convulsione atroce, la testa ricade sul petto, il corpo in avanti, il fremito cessa e cessa il respiro. La Terra risponde al grido dell’Ucciso con un boato pauroso, il Cielo con una tempesta di fulmini laceranti che cadono sulla città, sul Tempio e sulla folla.
Per tre volte si ripete il terremoto e l’aeromoto; poi si fa l’immobilità assoluta di un mondo morto.

6°/ ͣ VENERDÌ o DOMENICA DI QUARESIMA

La “Via Crucis” o “via dolorosa” è la pratica di pietà che consiste nella meditazione di alcuni episodi della passione di Gesù Cristo.
L’origine di questa devozione non si conosce ma senza dubbio essa ha ricevuto un forte impulso all’epoca delle crociate quando è stato possibile ricostruire quel viaggio per le strade di Gerusalemme.
I crociati e i pellegrini tornati alle proprie terre hanno avuto cura di erigere nei loro paesi memorie del Calvario, del Santo Sepolcro e di altri luoghi per favorire la devozione alla Passione di Cristo anche nelle loro città, nelle loro chiese, nelle loro case.
L’esercizio della “Via Crucis” con la meditazione fu largamente diffusa da San Leonardo da Porto Maurizio con la successiva indulgenza della Santa Chiesa.
Per secoli, scrittori e artisti, grandi o ignoti, hanno cercato di far rivivere davanti agli occhi commossi dei fedeli le tappe o «stazioni» del cammino verso il Gòlgota. Sono quindi giunte fino a noi immagini ora potenti, ora semplici, alte e popolari, ingenue e drammatiche.
Si procede però lungo questo itinerario orante e di preghiera non per una semplice memoria storica di un evento passato ma per vivere la realtà aspra e cruda di una vicenda aperta alla speranza, alla gioia e alla salvezza su una strada prima drammatica e poi di luce.
Ci accompagnano e ci guidano le parole dell’apostolo Paolo:
«Dov’è, o morte, la tua vittoria?».

NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO.
AMEN.
ATTO PENITENZIALE
Prima di iniziare la meditazione della passione, patita dal Signore Gesù per amor nostro, per disporsi a celebrare degnamente il pio esercizio della Via Crucis, chiniamo il capo, facciamo l’esame di coscienza, riconosciamo i nostri peccati e apriamo il nostro cuore al pentimento…
(pausa di silenzio e di meditazione)
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, (ci si batte il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli Angeli, i Santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro.
•Signore, che sei venuto per dare la tua vita in riscatto per tutti, abbi pietà di noi.
Signore, pietà 
• Cristo, che hai voluto essere innalzato da terra per attirarci al Padre, abbi pietà di noi.
Cristo, pietà 
• Signore, che sulla Croce hai invocato il perdono per i peccatori, abbi pietà di noi.
Signore, pietà 
Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.
PREGHIAMO:
Concedi, o Padre, che la nostra vita si ispiri continuamente al mistero della croce che ora celebriamo in questo santo rito.
Gesù, nostro amabile Salvatore, eccoci umilmente raccolti dinanzi a Te, dinanzi alla tua Santa Croce, per accompagnarti nella tua “Via Crucis” e per implorare la tua misericordia.
E tu, o Signora dei Dolori, ottienici che l’Adorabile Trinità accetti i sentimenti di dolore e di amore che lo Spirito susciterà in noi durante questo santo esercizio spirituale.
Padre Nostro… ● Ave Maria… ● Gloria... ●
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
TECO VORREI SIGNORE
Teco vorrei, Signore,
oggi portar la Croce;
nella tua doglia atroce
io ti vorrei seguir.
Ma (son) troppo infermo e lasso
donami, Tu, coraggio
acciò nel mesto viaggio
io non m’abbia da smarrir.
Tu col Divin tuo Sangue
vanno segnando i passi
ch’io laverò quei sassi
col volto a (molto) lagrimar.
Né temerò smarrirmi
pel monte del dolore
quando il tuo Santo Amore
m’insegni a camminar.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.


I STAZIONE
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce chiedendo che fosse crocifisso e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Pilato prese dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: «Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!». Allora rilasciò loro Barabba e consegnò Gesù ai soldati perché fosse flagellato e poi crocifisso.
Nella Prima Stazione contempliamo la sottomissione di Gesù nel ricevere questa ingiusta sentenza. Come Pilato, anche noi tante volte condanniamo Gesù e dobbiamo scegliere tra il bene e il male, tra la verità e la falsità, tra l’amore e il peccato. Aiutaci, Signore, ad affrontare con coraggio le nostre responsabilità.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Se il mio Signor diletto
a morte hai condannato
spiegami almen, Pilato,
qual fosse il suo fallir.
Che se poi l’innocenza
error da te s’appella,
per colpa così bella
potessi anch’io morir.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

II STAZIONE
GESÙ È CARICATO DELLA CROCE
I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!» e gli davano schiaffi. Dopo averlo schernito, lo portarono via per crocifiggerlo. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota.
Nella Seconda Stazione contempliamo la docilità dell’innocente nostro Salvatore che ha presentato il suo dorso ai flagellatori, le sue guance a coloro che gli strappavano la barba, non ha sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, ha ricevuto sulle spalle insanguinate il terribile strumento del suo supplizio. Gesù ha voluto insegnarci a portare la nostra croce, accettando, con grande rassegnazione, i mali che ci sono inviati dal Cielo o provocati dagli uomini.
Aiutaci, Signore, in questo faticoso cammino, soprattutto nell’ora della prova, con il coraggio
che solo la fede in te ci può dare.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
So che del suo supplizio
appare reo ch’il porta;
so che la pena è scorta
del già commesso error.
Ma se Gesù si vede
di Croce caricato,
paga l’altrui peccato
sol per immenso amor.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

III STAZIONE
GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA SOTTO IL PESO DELLA CROCE
Gesù è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui le iniquità di noi tutti.
Nella Terza Stazione contempliamo Gesù mentre percorre la via del Calvario.
La copiosa perdita di sangue, versato nella flagellazione e nell’incoronazione di spine, lo ha in tal maniera sfibrato che egli cade sotto il pesante fardello, si alza solo dopo gli oltraggi più crudeli e soffre senza manifestare alcun sentimento di indignazione.
Signore, fa’ che la preghiera sia il sostegno per rialzarci e continuare il nostro cammino quando siamo stanchi e sconfortati.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Chi porta in pugno il mondo
a terra è già caduto;
né gli si porge aiuto,
oh Ciel, che crudeltà!
Se cade l’uomo ingrato,
tosto Gesù il conforta
ed è per Gesù morta
al mondo ogni pietà.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

IV STAZIONE
GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
Nella Quarta Stazione contempliamo il dolore di Gesù nel vedere il dolore di Maria e il suo cuore materno trafitto da mille spade.
Maria avrebbe voluto strappare suo Figlio dalle mani dei suoi carnefici ma sapeva che la nostra salvezza si sarebbe operata così.
Signore, donaci i sentimenti di Maria e fa’ che i momenti di prova non siano un pretesto per far vacillare la nostra fede ma un’esperienza per la sua crescita.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Sento l’amaro pianto
della dolente Madre
che gira tra le squadre
in traccia del suo ben.
Sento l’amato Figlio
che dice: Madre addio,
più fier del dolor mio
il tuo mi passa il sen.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

V STAZIONE
SIMONE CIRENEO AIUTA GESÙ A PORTARE LA CROCE
Mentre lo conducevano via, costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.
Nella Quinta Stazione contempliamo il Salvatore aiutato a portare la croce per insegnarci a unire le nostre sofferenze alle sue.
Simone certamente non voleva portare la croce ed è stato, quindi, chiamato e costretto: ha camminato accanto al Cristo sotto lo stesso peso, ha prestato le sue spalle e gli è stato vicino.
Signore, aiuta anche noi ad essere come il Cireneo per aiutare gli altri ogni volta che possiamo perché riprendano il loro cammino con meno fatica e rendici attenti a coloro che ci circondano.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Se di tue crude pene
sono io, Signor, il reo,
non deve il Cireneo
la Croce tua portar.
Se già potrei per tutti
di Croce caricarti,
potrò nell’aiutarti,
per uno sol bastar.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

VI STAZIONE
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Nella Sesta Stazione contempliamo questa santa donna che avanza e passa tra una moltitudine di soldati per vedere il suo Divino Maestro.
La donna guarda con meraviglia e riverenza il Sacro Volto di Gesù coperto di sputi, polvere, sudore e sangue, si avvicina a Gesù e asciuga il suo volto sfigurato.
Signore, aiutaci a riconoscere il tuo volto soprattutto in coloro che si sentono abbandonati e
che sono in difficoltà.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Sì vago è il tuo tormento,
bel volto del mio Bene,
che quasi in Te diviene
amabile il dolor.
In cielo che sarai,
se in rozzo in velo impresso,
da tante pene oppresso
spiri sì dolce amor?
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

VII STAZIONE
GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA SOTTO LA CROCE
Oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come un agnello che si conduce al macello, come una pecora muta di fronte ai suoi tosatori.
Nella Settima Stazione contempliamo l’Uomo Dio che soccombe ancora.
Gesù con questa seconda caduta vuole mostrarci che non dobbiamo mai perdere la fiducia, sperare e non scoraggiarci nelle grandi afflizioni. Aiutaci, Signore, a invocare l’aiuto dello Spirito Santo dopo ogni caduta affinché ci risollevi sempre.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Sotto i pesanti colpi
della ribalda scorta
un nuovo inciampo porta
a terra il mio Signor.
Più teneri dei cuori
siate voi, duri sassi,
né più ingombrate i passi
al vostro Creator.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

VIII STAZIONE
GESÙ INCONTRA LE PIE DONNE
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà “Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato”. Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?»
Nell’Ottava Stazione contempliamo Gesù che dimentica le proprie sofferenze e invita le donne affrante a piangere per i peccati ed il destino di tutta l’umanità. Questa richiesta è rivolta anche a noi e ci chiede di pregare per gli uomini che continuano a condannarlo anche oggi.
Signore, guarda anche noi con tenerezza e misericordia.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Figlie, non più su queste
piaghe che porto impresse
ma sopra di voi stesse
vi prego a lagrimar.
Serbate il vostro pianto,
o sconsolate donne,
quando l’empia Sionne
vedrete rovinar.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

IX STAZIONE
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA SOTTO LA CROCE
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Gesù patì per noi lasciandoci un esempio perché seguiamo le sue orme. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia.
Nella Nona Stazione contempliamo Gesù che cade la terza volta prima di giungere in cima al monte Calvario.
Ciò che lo turba in questo momento sono le nostre numerose cadute e che per un gran numero di peccatori il suo sangue versato sarà inutile. Questo pensiero affligge il suo cuore e la sua anima.
Signore, aiutaci a ricordare che non importa quante volte cadiamo nella nostra vita e a saperci rialzare per tentare ancora.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
L’ispido monte mira
il Redentor languente
e sa che inutilmente
per molti ha da salir.
Quest’orrido pensiero
sì al vivo il cor gli tocca
che languido trabocca
e sentesi morir.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

X STAZIONE
GESÙ È SPOGLIATO DELLE SUE VESTI
I soldati poi presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica.
Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura che dice: “Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”. E i soldati
fecero così.
Nella Decima Stazione contempliamo il grande dolore di Gesù quando i suoi carnefici gli tolsero le vesti. I colpi ricevuti durante la flagellazione avevano aperto enormi ferite sulla sua Carne sacra.
Quando gli furono tolte le vesti, le divine piaghe, incollate al tessuto, tornarono ad aprirsi. Il sangue di Gesù è ancora una volta versato ravvivando tutte le sofferenze della flagellazione.
Signore, aiutaci a non spogliare gli altri della loro dignità quando li giudichiamo, li trattiamo male, li sfruttiamo e li feriamo solo perché sono più buoni o più deboli di noi.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Mai l’arca del Signore
del vel si vide scarca
e ignudo il Dio dell’arca
vedrassi e senza vel?
Se nudità sì bella
or ricoprir non sanno,
dite, mio Dio, che fanno
i Serafin in ciel?
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

XI STAZIONE
GESÙ È INCHIODATO ALLA CROCE
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero e i soldati, sedutisi, gli facevano la guardia.Al di sopra del suo capo, posero la motivazione della sua condanna scritta da Pilato: “Gesù il nazareno, il re dei Giudei”. Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso!», «Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo». Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» e vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi al discepolo: «Ecco tua Madre!».
Nell’Undicesima Stazione contempliamo Gesù steso sul legno della Croce. Il Redentore ha sopportato tormenti e dolore quando, con colpi violenti, i chiodi hanno scavato le sue mani e i suoi piedi. La sua carne si strappò, le ossa scricchiolarono, i nervi si spezzarono
e le vene scoppiarono lasciando scorrere una grande quantità di sangue. 
Signore, aiutaci a perdonare, a fare del bene anche a chi ci ha fatto o ci fa del male e a ricevere Maria come nostra vera Madre.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Vedo sul duro tronco
disteso il mio diletto
e il primo colpo aspetto
dell’empia crudeltà.
Quelle vezzose mani
che al tornio sembran fatte,
ahi, che il martel le batte
senz’ombra di pietà.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

XII STAZIONE
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio e Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?» che significa “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elìa» e ancora «Vediamo se viene Elìa a salvarlo». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!» Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso».
Gesù disse ancora: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, disse: «Tutto è compiuto. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
Nella Dodicesima Stazione contempliamo Gesù che nel momento della sua morte promette la gloria al buon ladrone, annuncia che tutto è consumato e consegna la sua anima nelle mani del Padre.
Il Giusto muore nel supplizio di molti lamenti, condannato dalla sentenza più ingiusta per la perfidia di un tradimento.
Signore, fa’ che anche noi non abbiamo paura della croce e aiutaci a ricambiare questo tuo
grande amore.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Veder l’orrenda morte
del suo Signor non vuole
onde si copre il sole
e mostra il suo dolor.
Trema commosso il mondo
il sacro Vel si spezza,
piangono per tenerezza
i duri marmi ancor.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

XIII STAZIONE
GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio». Venuta ormai la sera, poiché era la vigilia del sabato, il giorno della Parascève, che significa Preparazione, i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante quel sabato solenne, chiesero a Pilato che fossero loro
spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Questo avvenne perché si compisse la Scrittura: “Non gli sarà spezzato alcun osso”.
Nella Tredicesima Stazione contempliamo il dolore di questa tenera Madre che riceve Gesù, suo Divino Figlio, tra le braccia.
Maria vede il suo pallido volto insanguinato e sfigurato, gli occhi serrati, il costato aperto, le mani e i piedi perforati. Questo è per Lei un martirio che solo Dio conosce veramente in tutta la sua dimensione.
Signore, quando ci sentiamo soli e quando tutto sembra perduto, fa’ che il nostro cuore non si chiuda alla speranza contemplando le tue cinque piaghe con le parole del santo profeta Davide: “Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”. E tu Maria, Madre nostra, cura le nostre ferite del corpo e dell’anima.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Tolto di Croce il Figlio,
l’avide braccia stende
l’afflitta Madre prende
in grembo il morto Ben.
Versa per gli occhi il core
in lagrime disciolto,
bacia quel freddo volto
e se lo stringe al sen.
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

XIV STAZIONE
GESÙ È POSTO NEL SEPOLCRO
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio e discepolo di Gesù, con coraggio andò da Pilato e chiese di prendere il corpo di Gesù. Pilato, informato dal centurione che era già morto, lo concesse. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove Gesù era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo nel quale nessuno era stato ancora deposto. Pilato, su richiesta dei sommi sacerdoti e dei farisei, fece poi vigilare il sepolcro sigillando la grande pietra sulla porta e mettendovi la guardia.
Nella Quattordicesima Stazione contempliamo Gesù sopra la pietra fredda del sepolcro. Gesù è nato in una grotta e ora nuovamente una grotta accoglie il suo corpo. Gesù si appresta a nascere ancora in una nuova vita senza fine ed eterna.
Signore, aiutaci a guardare con occhi nuovi la realtà della sofferenza, del dolore e della morte per affrontarla con una forza nuova.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Tomba che chiudi in seno
il mio Signor già morto,
finch’ei non sia risorto,
non partirò da te.
Alla spietata morte
allor dirò con gloria:
dov’è la tua vittoria?
Il tuo poter dov’è?
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.
Voce solista: Adoràmus te, Chrìste, et benedìcimus tībi.
Coro: Quìa per sànctam Crùcem, redemìsti mūndum.

XV STAZIONE
GESÙ RISORGE DA MORTE
Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, le donne si recarono alla tomba portando gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire
vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato».
Con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Simon Pietro e l’altro discepolo, quello che Gesù amava, allora uscirono insieme e si recarono al sepolcro.
Simon Pietro entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè Gesù doveva risorgere dai morti.
Nella Quindicesima Stazione contempliamo la Risurrezione di Gesù.
Egli ha vinto la morte, ha sconfitto l’inferno. Maria, sua Madre, vede il suo Divino Figlio risorto dopo la condanna a morte, dopo la morte e dopo la sepoltura, proprio come aveva detto.
O Cristo risorto, ti preghiamo, attraversa ancora le nostre strade e le nostre vite.
Padre nostro… • Ave Maria… • Gloria… •
~
Miserere nostri Domine; miserere nostri.
~
Santa Madre, deh, Voi fate
che le piaghe del Signore
siano impresse nel mio cuore.
~
Tomba che chiudi in seno
il mio Signor già morto,
finch’ei non sia risorto,
non partirò da te.
Alla spietata morte
allor dirò con gloria:
dov’è la tua vittoria?
Il tuo poter dov’è?
~
Gesù, Gesù mio bene,
stampate in cuor le vostre pene.

PREGHIAMO:
O Gesù, in questo esercizio della “Via Crucis” ti abbiamo incontrato piagato, senza forze e sanguinante, abbiamo contemplato il tuo volto sfigurato e abbattuto dalla debolezza per insegnarci l’umiltà; hai voluto espiare la nostra avidità con la tua nudità, il nostro orgoglio con le tue umiliazioni, il desiderio di dominare con la tua sottomissione ai carnefici, i nostri cattivi pensieri con la corona di spine, i nostri piaceri con le sofferenze del tuo corpo.
Diamo un senso al percorso della Via Crucis: seppelliamo i nostri errori, i nostri peccati, i vizi e il nostro egoismo per rinascere a nuova vita. Amen.
Padre Nostro… ● Ave Maria… ● Gloria... ●

AI TUOI PIEDI, O BELLA MADRE
1. Ai tuoi piedi, o bella Madre,
verso il pianto di dolor.
2. Per me prega il Figlio e il Padre
in Te ha sola speme il cor.
3. Una stilla almen del sangue
che versava il tuo Gesù
4. ci conforti il cuor che langue,
mi conceda ancor virtù.
5. Ah, seguire vorrei tuo Figlio
e il mio sangue almen versar
6. ma nell’ora del periglio
sento il cuor in sen tremar.
7. Del Calvario in sulla via
Teco almen vorrei venir
8. e spirar con Te, o Maria,
contemplando il tuo patir.
9. Ora al Figlio che, ferito,
tutto sangue è in faccia a Te
10. offri una sguardo impietosito,
una lagrima per me.
11. Tu sei Madre del dolore,
degli afflitti sei consolatrice
12. ha, per me, trafitto il cuore,
per me è in Croce il tuo Figliol.
13. Fra i cipressi ogn’or mi aggiro
ove mesto passo i dì,
14. sarò teco nel martirio
ove il Figlio tuo morì.
15. Io l’offesi ed i falli miei
finché vivo io piangerò
16. ma se Madre ancor mi sei
il perdono ti chiedo e avrò.


Benedizione con la Croce
(ad ogni invocazione rispondiamo Amen)

 IL SIGNORE CI BENEDICA E CI PROTEGGA. AMEN.
 FACCIA RISPLENDERE IL SUO VOLTO SU DI NOI E
CI DONI LA SUA MISERICORDIA. AMEN.
 RIVOLGA SU DI NOI IL SUO SGUARDO E CI DONI LA
SUA PACE. AMEN.
 LA BENEDIZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO
DISCENDA SU DI NOI E CON NOI RIMANGA
SEMPRE. AMEN.
NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO
E DELLO SPIRITO SANTO.
AMEN.
NEL NOME DEL SIGNORE,
ANDIAMO IN PACE.
RENDIAMO GRAZIE A DIO.

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